Cresta di Peuterey: la via più iconica del Monte Bianco – un sogno che diventa realtà
La Cresta di Peuterey è una delle linee più iconiche e leggendarie delle Alpi. Lunga, complessa e impegnativa, rappresenta una delle salite più ambite del massiccio del Monte Bianco.
È una di quelle vie che restano nella mente per anni, come un sogno lontano: la guardi ogni volta che sali al Torino con la Skyway, la segui con lo sguardo dal fondovalle quando imbocchi il tunnel per Chamonix, la studi sulle relazioni, la immagini come una linea infinita che si arrampica verso il cielo.
Le sue foto sulle riviste, i video su YouTube… e poi, un giorno, quasi senza rendertene conto, ti ritrovi lì — a viverla davvero.
E oggi, da casa, mentre scrivo queste righe, mi sembra ancora incredibile pensare a come quel sogno si sia realizzato. E pure più grandiosamente di quanto avessi mai immaginato.
Quest’estate ho avuto la fortuna di vivere la Peuterey insieme a Jon, un cliente e compagno di cordata straordinario, in tre giorni intensi e indimenticabili.
Affrontare questa cresta come guida è una soddisfazione difficile da spiegare. È una via che rappresenta un traguardo, un percorso di crescita personale e professionale: una di quelle salite che ti fanno diventare grande, passo dopo passo, esperienza dopo esperienza.
Jon ha un progetto ambizioso: salire tutti i 4000 delle Alpi. Ne ha già conquistati moltissimi, ma la Dent Blanche de Peuterey e il Pilier d’Angle sono tra i più impegnativi, non solo tecnicamente ma anche per la loro logistica complessa.
Il modo più elegante — e anche più difficile — per salirli è proprio la Cresta di Peuterey.
Il piano iniziale era di percorrere l’integrale, ma l’estate incerta e i giorni di bel tempo troppo brevi ci hanno spinto a un cambio di strategia: siamo entrati dal Colle degli Eccles.
Siamo partiti nel primo pomeriggio con gli zaini pesanti diretti al rifugio Monzino. Ogni passo verso quel balcone sospeso sulla Val Veny portava con sé una scarica di energia e timore per ciò che ci attendeva… Da un lato l’ebrezza di sapere che stai per fare una cosa “grande” e sognata da tempo, dall’altro la paura (sempre fondamentale) di sapere cosa ci aspetta e le mille incognite
Dalla terrazza del Monzino, la Peuterey appare immensa, lontana, quasi irraggiungibile.
Alle quattro del mattino, con le stelle ancora accese, abbiamo lasciato il rifugio. Solo rocce, seracchi e ghiaccio intorno a noi— un mondo ostile e bellissimo. Arriviamo agli Eccles con le prime luci dell’alba, da soli in tutto il versante Sud del Monte Bianco, pronti a lasciare la zona di comfort ed entrare nel vivo dell’avventura…
Superato il Col Eccles, sembrava di entrare in un altro continente: Pakistan, Patagonia, Himalaya… Courmayeur era lì sotto, ma pareva distante milioni di chilometri.
Verso le dieci abbiamo raggiunto la forcella di Peuterey, giusto in tempo prima che il sole iniziasse a scaldare il Pilone Centrale e i suoi fragili detriti.
Lì ci siamo concessi un paio d’ore di riposo, un vero pranzo e una pennichella rigenerante. Davanti a noi, la Blanche e il Pilier d’Angle: un intreccio di pareti, creste e seracchi, un mondo che appartiene solo a pochi.
Nel pomeriggio siamo saliti alle Tre Punte della Blanche: la Punta Jones (4104 m), la Punta Güssfeldt (4112 m) e la Punta Seymour King (4107 m).
Un salita parecchio marcia sulla nord della Jones seguita da tratto di cresta elegante e aerea (la mezzaluna), con passaggi delicati ma panorami mozzafiato. Al rientro al colle abbiamo bivaccato, avvolti nei sacchi a pelo, cullati dalle stelle e dal pensiero fisso al Pilier d’Angle.
La sveglia era puntata all’una, ma a mezzanotte eravamo già svegli e infreddoliti. Così siamo partiti nel buio più totale.
La salita al Pilier d’Angle si è rivelata più impegnativa del previsto: non tanto tecnicamente, quanto per l’orientamento e la qualità della roccia. Ma passo dopo passo, con concentrazione e pazienza, alle quattro del mattino abbiamo toccato la vetta del Grand Pilier d’Angle.
Ci siamo sciolti un po’ d’acqua, abbiamo fatto colazione. Il Monte Bianco era ancora lontano, ma sapevamo che la parte più difficile era ormai alle spalle.
Intorno, solo il buio e il respiro del ghiacciaio (leggi rombo di sassi rotolanti che cadono nei suoi abissi).
Poi, l’alba.
I primi raggi del sole hanno incendiato le cime, e davanti a noi si è aperta la lunga, maestosa cresta verso il Monte Bianco di Courmayeur.
Tra passaggi di ghiaccio e tratti di neve compatta, siamo saliti lentamente verso la cima. Il Cervino e il Rosa brillavano in lontananza, la Val Veny si stendeva sotto di noi. Eravamo nel cuore delle Alpi.
Raggiungere la cima del Monte Bianco dopo un itinerario così non è solo un traguardo tecnico: è un’esperienza totale. È la somma di fiducia, concentrazione e condivisione.
Guidare Jon su questa via ha significato accompagnarlo dentro un sogno, vivere insieme un’avventura che resterà per sempre.
Sulla vetta, ci siamo stretti la mano in silenzio.
Non servivano parole — solo la stanchezza, la felicità e quella sensazione rara che poche salite sanno regalare: la consapevolezza di aver vissuto qualcosa di grande.
Per una guida alpina, condividere un’esperienza come questa con un cliente è un privilegio raro: la realizzazione di un sogno comune, fatto di fatica, bellezza e amicizia.
La Peuterey non è solo una cresta.
È un viaggio dentro l’essenza stessa dell’alpinismo.
E per chi sogna di viverla, ogni passo verso quella linea nel cielo vale ogni respiro, ogni notte, ogni emozione.
Ed è anche la conferma che, a volte, i sogni più difficili sono quelli che valgono davvero la pena di essere vissuti.
Scheda tecnica
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Itinerario: Cresta di Peuterey (senza Aiguille Noire)
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Montagna: Monte Bianco – 4.810 m
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Partenza:Val veny(1.560 m)
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Bivacchi: Rifugio Monzino, Colle di Peuterey
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Punti principali: Bivacchi Eccles – Col Eccles – Colle Peuterey –Aiguille Blanche de Peuterey – Pilier d’Angle – Monte Bianco di Courmayeur – Monte Bianco
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Difficoltà: D+/TD- (tratti di IV, passaggi su misto e neve)
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Sviluppo: ca. 3900 m di dislivello positivo complessivo
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Tempo di salita: 3 giorni (Courmayeur → vetta → Courmayeur)
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Periodo consigliato: estate, in condizioni stabili e con temperature adeguate (serve neve dura sulla salita al Grand Pilier d’Angle, con condizioni secche è molto pericoloso)
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