Traversata Forcella Marmolada

super gita con la super compagnia di Luca e Cristiano

Anello fantastico che parte dal Passo Fedaia, salendo per il Canyon della Marmolada, seguendo sotto la parete Nord Ovest verso il Piccolo Vernel ed arrivando, sci in spalla, sulla Forcella Marmolada…  si scende poi verso il Rifugio Contrin per poi risalire la Forcella ombretta e sciando sotto la spattacolare parete Sud passando per il Rifugio Tissi ed arrivado a Malga Ciapela.

lungo il Canyon della Marmolada

spettacolo! Vi lascio al super racconto di Luca Loro

“La luna piena tira fuori energie nascoste, si sa.
Con la gamba intorpidita da 5 giorni di telemark o alpinistiche, sento l’amico Carlo Cosi per fare un gitarella. Le alternative non sono poi tantissime in questi giorni di primavera-invernale, e da due mattine ormai la scelta ricade su pendii a sud, che dopo pochi minuti di sole già iniziano a trasformare, per rivelarsi, durante la discesa, ottime lingue di neve. Firn a dicembre…mah.
Lo strumento facebook ci fa sapere che Forcella Marmolada è stata percorsa da Checco Tremolada il giorno prima, Carlo chiede due info, e decidiamo di partire. Forse proprio per le condizioni di neve è bello chiamare ‘gite’ queste uscite più che sciate dal momento che, e qui sta il divertimento, già sapevamo di dover usare un po’picca e ramponi, oltre alle pelli di foca.
Ore 9 a Malga Ciapela, dove conosco Cristiano, ed il terzetto è completato. Bastano pochi secondi per capire subito che la voglia di salire in funivia è poca, e ci dirigiamo verso la diga del Fedaia da dove, soli e nel silenzio, partiamo.
Tagliamo subito a destra, per il traverso che ci porta sotto la nostra linea di salita, ma questo si rivela più insidioso del previsto, con neve molto dura coperta da un paio di cm di neve polverosa scivolosissima, costringendoci a togliere gli sci e proseguire a piedi lanciando ogni tanto un’occhiata al vuoto lì a fianco. Carlo trotterella felice fino al punto dove rimettere gli sci, con passo sicuro da ‘mountain guide’, io e Cristiano preferiamo la sicurezza della picca.
Da qui la salita prosegue tranquilla in ambiente lunare fino al canyon, luogo sempre magico e straordinario. Per uscirne togliamo nuovamente gli sci per poche decine di metri su neve dura e ripida.
La linea ora è tranquilla, fino a quando ci portiamo ai primi zig-zag sotto la forcella. Qui si ripresenta quella stessa neve del primo traverso, durissima e con sopra pochi cm, che ad un passo tiene, ed al successivo fa scivolare lo sci. È veramente faticoso, fino a quando, superate 3 o 4 inversioni, non ci decidiamo finalmente a montare i rampant. L’avessimo fatto prima, avremmo sicuramente faticato la metà. Saliamo fin sotto la forcella senza troppi problemi, anche se le distanze tra i componenti del terzetto s’incominciano ad allungare, e mi accorgo di essere il più lento, anche se non sono ancora granchè stanco.
Montiamo i ramponi, sguaniamo la picca per la seconda volta, tranne mr mountain guide Carlo, che salirà tranquillo a mani nude (anzi con i guanti). un sorso d’acqua, una barretta di frutta secca, e via di nuovo.
Come mi diverto a usare la picca. Mi sembra quasi di tornar bambino con il bastone-picozza farlocco che avevo per far le camminate. La neve è buona e compatta, con i ramponi si procede molto rapidi fin su in forcella. Foto di ‘vetta’, e via. La discesa è bella erta, ed è una di quelle classiche sezioni ‘facili’, con cui non ho assolutamente alcuna confidenza, e mi blocco. Sappiamo che Checco il giorno prima con i clienti ha fatto una calata in doppia giù di lì, ma uno e due, Carlo e Cris, son già giù ad aspettarmi. Pian piano scendo acquisendo ad ogni passo più confidenza ed imparando a conoscere la simpatica sensazione del piede che scivola, facendo cedere la neve.
Abbiamo davanti la discesa.
Qui decidiamo di non procedere giù dritti per la classica traversata, ma fermandoci a monte del Rifugio Contrin risalire su fino a passo Ombretta, e da qui seguire il vallone che porta a Malga Ciapela, in pratica abbracciare la Marmolada e scoprirne (quasi) ogni suo lato. Riponiamo le pelli con cura, sapendo di doverle rimettere tra poco, mangiamo un’arancia (in 3…e qui, avendo allungato il giro ed i tempi, ci accorgiamo di essere a corto di cibarie), calziamo gli sci, e giù.
Le curve si snodano morbide su di un firn perfetto, e la prima parte di discesa avviene senza pause, ritmata dalle curve solamente. Ci fermiamo a turno dopo la prima parte, a fare qualche scatto. Il momento di cambiare direzione e dal su-giù invertire al giù-su arriva fin troppo presto, ed altrettanto troppo presto arriva la sorpresa di una pessima neve per pellare, e sci-a-zaino ramponizziamo fino alla cresta che ci affaccia su Valle Contrin. Qui un altro traverso delicato ci fa proseguire lenti, sempre a piedi.
Finito il traverso sono abbastanza indietro rispetto ai due amici, mi sono fermato a fare un tot di foto ed incomincio, qui si, ad essere un po’stanco e, soprattuto: fame e sete!
La neve sfonda, e ad ogni passo si va giù fin tutto lo scarpone, ma rimettere gli sci per un centinaio di metri non ha senso, quindi avanti così. La salita al passo arriva, finalmente, con neve portante ed un po’di roccia e terra, con cui sollecito sadicamente i miei ramponi di alluminio/ergal. Voglio salire il più rapidamente possibile per finire quest’agonia e ricongiungermi ai due.
Il bivacco dal Bianco mi fa intuire che manca molto poco a che la salita si trasformi in discesa, e proseguo veloce, fino a dove vedo Cristiano armeggiare per prepararsi alla discesa. Fa molto freddo qui, c’è vento e siam sudati.
Mi avvicino ed inizia un dialogo minimo, al risparmio, mentre inizio a togliere gli sci dallo zaino io dico:

-Hai cibo?
-Sì.
ci dividiamo un tozzo di pane, finisco la mia acqua.
-Spero non ci sia ancora da salire.
-No, anche perché sennò dormo qui.
Sorridiamo.

A questo punto ci chiediamo dove sia Carletto, che era il capofila, ma non c’è traccia del nostro mountain guide.
Dopo pochi minuti sbuca un centinaio di metri a monte, pare fosse andato sotto la parete a dare un’occhiata a qualche via di roccia o a cercare uno spot di sole, chi lo sa…
Avere di nuovo gli sci ai piedi col tallone agganciato è un piacere, lo zaino sembra una piuma (e per fortuna il mio sesto senso mi ha fatto portare gli sci leggeri oggi!) e lascio che gravità faccia il suo lavoro, portandomi a valle. Dopo poche curve scopriamo tutti che la neve sta iniziando a rigelare e non è proprio così immediata da sciare, ma comunque divertente. Cristiano con lo sci piuma e corto patisce un po’di più ma ci segue senza problemi. Affrontiamo le curve con decisione puntando il sole. Da qui il pendio è un campo di ‘caccia alla croda’ (pietra). Lo slalom è lento e preciso, tra una pietra e l’altra man mano che si scende la neve diminuisce e le curvette saltate diventano chirurgiche. Arrivo a fondovalle senza aver preso nemmeno una pietra, non si più dire per tutti lo stesso. Insidie del mestiere.
Da qui proseguiamo lungo valle Ombretta nell’ombra (appunto!) col Pelmo illuminato che ci guida. Poi la strada nel bosco si fa più arzigogolata per culminare con un simpatico tratto a sbalzo nel nulla, dove spazzanevando recupero gli altri nel conteggio pietre sotto agli sci.
da qui si prosegue per le piste da fondo, fino a perdersi.
Ognuno per la sua strada, chi prima chi dopo, arriviamo alla funivia. Qui il miraggio diventa realtà, e al caldo di un chioschetto, assaporiamo sua maestà il panino alla porchetta.

Che bella gita! Ancora una volta la montagna unisce le persone, e mi fa conoscere nuovi compagni d’avventura.”

Grazie cristiano e grazie Luca per la super giornata!

Qui le super foto di Luca Loro