Civetta – W Mejico Cabrones

È la prima volta per entrambi che ci troviamo sotto questa parete immensa, cattivi come non mai, decisi a ripetere un capolavoro di Venturino De Bona conosciuto grazie alla prima ripetizione di Ale Baù nel 2005 che mi ha fatto innamorare a prima vista. La via si chiama w mejico cabrones 1150 metri di via suddivisa in 33 tiri fino al VII+, uno spettacolo e dire poco.
W Messico Cabrones

Ed eccoci qua finalmente in civetta. Io e il top climber della grande dinastia dei Geremia, il terzo dei quattro più forti alpinisti padovani ossia Nicolò Geremia alias il brombe!

Il progetto è partito questo inverno quando sfogliando una rivista mi trovo di fronte a un’intervista di Ale Baù su questa parete e sulle meravigliose vie che ci sono in Civetta. La decisione su quale via andare a ripetere e anche il compagno da scegliere per questa avventura è stata istantanea. Così “la bionda” (Nicolò) mi conferma che sarebbe venuto volentieri visto anche che questa via era stata già ripetuta dai suoi irrefrenabili fratelli Daniele ed Enrico i quali ne erano rimasti entusiasti.

E così a metà agosto, visto il meteo e il mio sentirmi in forma, dopo il viaggetto a Ceuse, arriva il momento di partire.

Partiamo da Padova il 16 agosto con anche Mario e Marco, due amici di Nicolò, due neofiti dell’arrampicata ma che promettono bene. Tappa obbligata all’Insonnia in val zoldana per mangiare il panino più buono del mondo con cappuccio pastin e formaggio alla piastra, una delizia.

Passiamo la notte da un amico e il giorno dopo si parte con l’avventura. La destinazione è il rifugio Tissi per studiare bene la parete, recuperare la relazione e dormire.

Per cena ci raggiungono anche Enrico Geremia e Claudio Migliorini, che il giorno dopo sarebbero andati a ripetere Chimere Verticale un vione di IX aperto da Ale Baù, Daniele Geremia e Luca Matteraglia tra il 2007 e il 2009. Al rifugio ci raggiungono poi anche Ale Baù e suo padre con destinazione il mitico diedro Philip-Flamm. La serata passa tranquilla a bere e scherzare per nascondere un po’ l’ansia per il giorno dopo. E così dopo le ultime dritte di Ale ed Enrico sulla via andiamo a letto.

18 agosto: la sveglia è alle 4.15 e dopo un’abbondante colazione comincia l’avventura.

Alle 5.30 siamo all’attacco in compagnia di un’altra cordata formata da tre abruzzesi che avremo modo di conoscere poi in parete.

Partiamo davanti decisi di provare ad uscire in giornata. I tiri filano via lisci uno dopo l’altro. I tiri di zoccolo sono pochi e così si comincia a fare sul serio fin da subito.

La scalata è entusiasmante la roccia stupenda. Il pendolo a metà parete fila via liscio e così fino alla fine del pilastro a tre tiri dalla cengia del miracolo. Da qui la stanchezza si fa sentire diventiamo molto lenti e a un tiro dalla cengia ci faccimo raggiungere dagli abruzzesi che fino a quel punto erano stati sempre a un tiro di distanza.

Parto per l’ultimo tiro prima della cengia, il sole ormai e basso e la parete si fa sempre più rossa, sembra di essere in paradiso. Doveva essere un tiro di VII+ ma diventa sempre più duro fino al punto che non riesco più a fare nulla, sono bloccato, l’ultima protezione fortunatamente è “solo” un metro sotto i piedi, son sempre più stanco, la ghisa sale e con un ultimo sprazzo di forze cerco di lanciare verso una presa che pareva buona ma nulla, urlo, sono giù appeso sul vuoto su un micro friend, mi giro verso “il brombe” che sorride sotto i baffi e mi incita a riprovare. Mi tiro su sulle corde fino al friend, mi riposo, riprovo il passaggio ma è veramente troppo duro. Metto giù un cliff mi appendo mi tiro su e piazzo un altro friend, mi tiro sul friend e riposiziono il cliff, costruisco una staffa e mi tiro su. Il rumore che fa un cliff quando salta ve lo raccomando e così, sono di nuovo appeso alle corde a penzoloni sul vuoto sopra Nicolò. A questo punto mi faccio calare alla sosta, è passata un ora e mezza, il sole è al limite e la cengia è a soli 40 metri da noi. Faccio andare aventi gli abruzzesi che anche loro si bloccano sul punto a cui sono arrivato. Si prospetta una notte scomoda. Fortunatamente però dopo vari tentativi il nuovo capocordata scorge un chiodo in lontananza: ho sbagliato itinerario e così con un po’ di pendoli riesce a raggiungerlo e ripartire nella giusta direzione e così al buio più totale finalmente riusciamo ad essere sulla cengia comodi e molto più rilassati.

Il buio si fa vedere con un tramonto mozzafiato sulla Marmolada

Sono le 21.30 e alla cima mancherebbero tre tiri che dalla relazione danno marcissimi.

Ci guardiamo e decidiamo che bastava così, gli ultimi tre tiri potevano restare la per la prossima volta. Così grazie ad Enrico, che era appena uscito da Chimera Verticale, a 100 metri da noi, che ci ha raggiunto sulla cengia, l’abbiamo percorsa tutta fino ad arrivare alla ferrata alleghesi per poi alle 23 essere con i piedi sotto il tavolo al Torrani con Venturino a bere birra e mangiare.

Che legnata! 30 tiri su 33 penso possano bastare: è vero, non l’abbiamo finita ma poco male, come prima ricognizione in civetta direi che è stata positiva, non vedo l’ora di tornarci.

Il giorno dopo la sveglia ci regala un’alba mozzafiato e dopo una buona colazione giù a recuperar le macchine.

Un’avventura fantastica!

qua sotto qualche foto e la relazione della via


Per info e qualche giretto accompagnati contattatemi!

Alla prossima avventura!

Carlo