La Traversata delle Dolomiti
Cos’è una Haute Route? Wikipedia la descrive così: espressione francese che significa strada alta, è il nome dato ad un percorso (con diverse varianti) realizzabile a piedi o con gli sci da sci alpinismo tra Chamonix (Francia) e Zermatt (Svizzera).
In realtà oggi questo termine è più comunemente usato (forse erroneamente) più come definizione di traversata (scialpinistica) di più giorni da rifugio a rifugio (hut to hut) e di “Haute Route” ce ne sono tantissime. La più famosa rimane l’indiscussa Chamonix-Zermatt, ma non scordiamoci della fantastica Haute Route del Gran Paradiso, quella degli Écrins o del Monte Rosa e come queste un’infinità di altre.
Una traversata sci ai piedi non ancora molto gettonata la troviamo anche in Dolomiti, dove vivo e lavoro a tempo pieno ormai da sette anni. Alfredo Paluselli, un nome sconosciuto alle masse ma una vera leggenda, guida alpina e maestro di sci che già nel 1936 compì la prima traversata con gli sci da San Martino di Castrozza, il suo paese, fino a Cortina d’Ampezzo. Una Avventura purtroppo segnata da una tragedia a metà strada, quando quattro partecipanti morirono travolti da una valanga sul Padon, nella zona di Livinallongo.
In questi anni ho ripetuto la Chamonix Zermatt e quella del Gran Paradiso diverse volte, quasi mi vergogno a dire che non ho mai fatto la traversata completa delle Dolomiti prima di quest’inverno. E qui scatta il primo ringraziamento, ad Albi (Alberto De Giuli) e Francis Kelsey, due amici e colleghi, con i quali ho finalmente chiuso questo “conto in sospeso”.
Albi ha organizzato tutto nei dettagli, a San Martino di Castrozza abbiamo incontrato il nostro gruppo di americani nel super Hotel Regina (grazie Carla Scalet!), dove siamo stati coccolati a dovere prima di immergerci nella bellezza delle Dolomiti…e della powder che era in arrivo.
Ci sono infinite varianti per percorrere la traversata delle Dolomiti, a seconda dei gusti e delle capacità. Chi vuole faticare e macinare metri di dislivello lontano dagli impianti di risalita troverà pane per i suoi denti, ma per quelli (come noi) che strizzano più l’occhio ad una bella discesa con poca fatica in salita, gli impianti del Dolomitisuperski (e qualche taxi) offrono un servizio eccezionale.
Noi siamo partiti da San Martino di Castrozza, proprio per dare un senso storico alla traversata, e abbiamo finito il nostro viaggio in Val Fiscalina, sotto le Tre Cime di Lavaredo.
Quanti giorni sono necessari? Dipende anche da quanto tempo uno abbia a disposizione. Noi abbiam deciso di affrontarla in 6 giorni cercando itinerari con poco dislivello in salita per garantirci lunghe discese di soddisfazione.
La prima tappa ti porta nel cuore delle Pale di San Martino. Dopo una super colazione “dolomitica” con torte fatte in casa, brioches, cappuccini, succhi ecc. (una delle meraviglie di questa traversata è che i rifugi, in confronto allo standard alpino, si potrebbero chiamare più hotel visti i comfort che offrono), siamo saliti al Rosetta con la funivia e dopo un’ora e mezza abbondante di pelli lungo l’Altipiano delle Pale siamo scesi dal Sasso Negro in Val di Gares, una discesa stupenda, poco frequentata e non così impegnativa. Unica nota: in caso di scarsa visibilità è un itinerario da non intraprendere, per evitare di perdersi in un labirinto bianco.
Da Gares ci siamo spostati in taxi a Falcade, poi con gli impianti su in cima al Col Margerita e giù in picchiata al San Pellegrino lungo la parete Nord-Est, la grande classica fuoripista del comprensorio. Abbiamo pernottato al Rifugio Flora Alpina (il Fuciade è sicuramente un paio di stelle in più come location, cucina e comfort, ma va prenotato con largo anticipo), a pochi passi dal San Pellegrino.
Per i “puristi” che non vogliono utilizzare impianti di risalita, la traversata del Mulaz dal Passo Rolle a Falcade è l’itinerario classico, ambiente selvaggio e i gran panorami sono comunque assicurati, con l’opzione di salire in cima al Mulaz e suonare la campana.
Con la seconda tappa si raggiunge Arabba, traversando la Forca Rossa del San Pellegrino fino a Malga Ciapela, poi su in cima alla Marmolada con la funivia (da non perdere se non ci siete mai stati!) e infine, per piste e fuoripista a destinazione.
Il meteo purtroppo ci ha fatto cambiare i piani e vista la nebbia e la tanta neve in arrivo abbiamo optato per la traversata del Passo delle Selle, un’altra classica che con poca fatica e una bella sciita in Val Monzoni porta agli impianti del Buffaure a Pozza di Fassa. Con gli impianti e qualche bel fuoripista siamo arrivati al nostro hotel ad Arabba.
Per la terza giornata avevamo previsto un giorno di freeride intorno al gruppo del Sella, la nevicata della notte e cattiva visibilità per gran parte della giornata ci hanno complicato un po’ la vita. La la prima traccia in Forcella Pordoi non ce la siamo fatta scappare, qualcuno di noi anche in Val Lasties con white out notevole, e dopo pranzo ci siamo sfogati nei bellissimi boschi di Arabba.
Il giorno seguente siamo stati graziati dalla meteo per qualche ora e siamo riusciti a traversare il Sella per la classica ma sempre spettacolare Val Mesdì che dopo la neve del giorno prima si è presentata in condizioni strepitose. Da Colfosco con gli impianti siamo arrivati fino a Badia e con il Taxi fino a Pederü nel parco naturale Fanes – Sennes – Braies. Da qui sono 700 metri di dislivello per raggiungere il Rifugio Sennes, nostra meta di oggi, e si può approfittare di un passaggio col gatto delle nevi, condizioni permettendo. Altrimenti calcolate una buona ora e mezza con le pelli.
La sveglia dal Rifugio Sennes è spettacolare, neanche una nuvola in cielo e tutto intonso con 30cm di polvere. Dividiamo il gruppone in due, Francis e Albi partono in direzione Piccola Croda del Becco per scendere la strepitosa Lavina Rossa mentre io con il mio gruppetto, che oggi vuole riposare, optiamo per la più corta ma comunque bellissima traversata della forcella Riciogogn. Entrambe le discese si sono rivelate stupende su polvere invernale. Ci si ritrova al Lago di Braies e con un bel passo pattinato e dei buoni tricipiti “a pelo di ghiaccio” si raggiunge l’hotel a fondo valle, ottimo posto di ristoro. Da qui con il bus di linea si arriva facilmente a Dobbiaco e con un cambio siamo arrivati a Carbonin dove il gestore dello Chalet Lago Antorno, nostra ultima tappa ci aspettava per l’ultimo transfer.
L’ultima giornata dell’ Haute Route delle Dolomiti è il gran finale, al cospetto delle Tre Cime di Lavaredo. Per i pigri come noi c’è un ottimo servizio motoslitte che porta direttamente al rifugio Auronzo e che annulla gran parte del dislivello positivo previsto per la giornata. Per raggiungere il Rifugio Locatelli ci sono diverse possibilità, noi abbiamo optato per la classica forcella Lavaredo, ma volendo ingaggiarsi un po’, i canali tra le Cime di Lavaredo offrono una gran sciata direttamente ai piedi delle famosi pareti Nord. Dal Rifugio Locatelli si scende in Val Fiscalina per il classico itinerario della Val Sasso Vecchio. Non ci restava che brindare ad una settimana perfetta, riempirci la pancia con gli ottimi piatti tipici del Rifugio Fondo Valle e rientrare a Cortina d’Ampezzo ancora una volta aiutati dal taxi.
per qualche altro dettaglio sulla traversata che ripropongo ogni anno clicca qua




































