The Salathé Wall, El Capitan, Yosemite
Sto correndo nella giungla, più che correre sto scappando… si ma da cosa!? Ho le mani insanguinate e sto scappando… ah si ora ricordo perchè sto scappando… ho combattuto contro un leone (l’ho ucciso) che mi ha squarciato le mani ed ora sto scappando da un orso con il cappello e gli occhiali da sole che mi sta inseguendo… è sempre più vicino, più corro e più lui si avvicina. Mi sta raggiungendo, sento uno sparo e subito una fortissima fitta nella schiena. Mi accascio a terra, non sento più le gambe. Non riesco più a muovere neanche le braccia. Fa un freddo micidiale, non c’è più l’orso ma la schiena e le mani continuano a farmi un male tremendo…
Orso con occhiali e cappello? Leoni? Spari? Ma che cazz… Sto delirando??
Mi sveglio di soprassalto, mi guardo attorno e bon, era solo un incubo… Tiro un sospiro di sollievo ma ci metto un attimo a realizzare…
Ho una pietra conficcata nella schiena e le braccia completamente informicolate, ecco cos’era quel dolore insopportabile.
Ho freddo, ma non riesco a scaldarmi, ho lasciato piumino e sacco a pelo nel saccone e ho le mani troppo gonfie e doloranti per ficcarle sotto le ascelle e tentare di stringere le braccia al corpo per prendere calore. Mi abbraccio a Fabri per cercare un po’ di calore (che non gradisce e mi spinge via) e tento di riprendere sonno…
Sono sulla Long Ledge, “un bivacco 5 stelle per tre persone” dice la guida, peccato che in questa micro cengia siamo in 6 e noi 3 siamo arrivati qua tardi dopo aver salito la Headwall con le frontali.
La Long Ledge è una cengia larga si e no 60cm e lunga quel tanto per accogliere 2/3 climber a 4 tiri dalla cima del Capitan. Siamo a Yosemite in California, sulla parete delle pareti, El Capitan, e stiamo scalando, no… forse è più appropriato dire “salendo” la Salathè Wall.
A farmi compagnia in questa avventura verticale questa volta ci sono Fabri (Fabrizio della Rossa) e Pusti (Andra Pustetto)
Non son qui a raccontare gesta eroiche di alpinisti superuomini nelle selvagge terre lontane ma son qui per ridimensionare chi, come noi, pensava di arrivare in America e “spaccare il mondo” e per darvi alcune dritte per sopravvivere ad una big wall a Yosemite
Si perché fare il 7c a vista e andar più o meno forte in Dolomiti, aiuta ok, ma è un paragone completamente inutile per salire una big wall a Yosemite, i numeri a cui noi “europei” teniamo tanto (i gradi in falesia) qua non servono a nulla. Serve un team affiatato, tecnica di arrampicata in fessura (soprattutto offwidth) ed esperienza. Tre giorni a Cadarese e Yosesigo una settimana prima di partire (come ho fatto io) non bastano proprio…
Sapevamo che l’arrampicata in fessura fosse dura ma non avevo fatto i conti con l’arrampicata in fessura a Yosemite… durissima!
Incastri di dita, incastri di mano Offwidth, camini… altro che leoni e orsi con gli occhiali…
Partiamo con la logistica:
Una delle cose più “stressanti” nel parco di Yosemite è stata il: “dove dormiamo questa sera?”
Si, perché trovar posto da dormire non è per nulla banale. I campeggi sono sempre tutti stra pieni e a meno che non hai prenotato la bellezza di 5 mesi prima (non è un numero così per dire ma è proprio così) posto sicuro non lo troverai mai. Allora che fare?
La prima opzione è arrivare nel famosissimo Camp 4 non dopo le 5 di mattina e mettersi in coda… dico non dopo le 5 perché al primo tentativo che abbiamo fatto sono arrivato alle 5.15 e in coda c’erano già una ventina di persone per un totale di 15 posto liberi… risultato: non abbiamo trovato posto.
Se si riesce a trovare posto al Camp 4 ci si può stare non più di una settimana dopo la quale sei costretto ad uscire dal camping. Se invece non si trova posto al Camp 4 la soluzione più semplice è arrivare alle 8.00 (meglio poco prima) all’Half Dome Village, alla fine della valle, mettersi in un’altra coda davanti alla porta della casetta dei Ranger (a quell’ora di solito di poche persone) e aspettare che aprano per lasciare il proprio nominativo che loro scriveranno su una lista. In base all’altezza in graduatoria su questa lista avrai la priorità o meno di poter accedere agli altri campeggi della valle. Fin qua tutto bene… il grosso problema è che i Ranger cominceranno a chiamare in ordine di graduatoria per l’agognato posto in campeggio alle ore 15.00 in punto quando te sarai sicuramente appeso a bestemmiare su qualche fessura e se te (o uno del tuo gruppo) non sei presente sei automaticamente cancellato dalla lista e quindi senza posto per dormire.
Arrivate alle 15.00 che son super fiscali con gli orari i Ranger ogni giorno ci saranno più o meno dai 15 ai 20 posti disponibili, qualcuno in più durante la settimana, molti meno nel weekend. Se sei in alto in graduatoria (di solito se vai alle 8.00 di mattina in coda non dovresti avere problemi) hai il posto se no no. Se hai il posto tutto ok ma il grosso, grossissimo problema è che il posto ce l’hai solo per una notte, non si sgarra. Il giorno dopo entro le 11.00 sei costretto a liberarlo e cercare (alle 8.00 nuovamente in coda) un altro posto ripresentandoti nuovamente alle 15.00 ad aspettare che leggano la famosa lista. Se non hai il posto sei costretto ad uscire dal parco e cercare un altro campeggio (ce ne sono a quaranta minuti dal parco)
Insomma una palla clamorosa se ogni giorno è così!
Quindi che fare? L’opzione di dormire in macchina o fuori dai campeggi è esclusa (a meno che tu non sia in parete) perché se ti beccano i Ranger vai in galera.
Quindi o farsi una notte insonne in coda al Camp 4 oppure (come abbiam fatto noi) entrare nei vari campeggi dopo le 18.00 (i Ranger battono ritirata) trovare un gruppo di ragazzi simpatici e condividere la piazzola, rismontare le tende prima delle 9 (ritornano i Ranger), andare a scalare e la sera dopo rifare lo stesso.
Insomma, smonta e rimonta le tende ogni giorno, un bello sbatti, anzi proprio una rottura di maroni infinita ma noi non abbiamo trovato altre soluzioni più pratiche… (prenotare 5 mesi prima era follia visto che abbiam deciso di andare e quindi preso i biglietti per l’America meno di un mese prima)
Se avete soluzioni più semplici sono ben contento di ascoltarle.
Passiamo ora all’arrampicata vera e propria:
Per prima cosa quello che ti dicono tutti sulla gradazione “non cercare di trasformare il grado americano con quello europeo” è assolutissimamente vero, punto e basta, e io come tanti non ci ho creduto fin che non l’ho provato…
“massì che sarà mai fare un 5.10!?” pensavo… “sono in super forma in sto periodo, mi chiudo i 7b+ a vista e i 7c in due giri a Massone, mi scalderò sui 5.11a e obbiettivo salire Separate Reality (5.12a)…” “gli offwidth della Salathè!? Bah non superano mai il 6a, basta andar lunghi”… povero illuso… me lo dico da solo ripensandoci… povero illuso!
(Un 5.10a sarebbe un 6a+, un 5.10d sarebbe un 6b/c, un 5.12a sarebbe un 7a+)
L’arrampicata in fessura è proprio un mondo a parte e noi “europei” non sappiamo proprio cosa sia
Ogni tipologia di fessura ha la stessa gradazione sulla carta ma ha un mondo di differenza, un 5.10 di mano può essere “facile” con la mano giusta, quasi impossibile con una mano “sbagliata” (troppo piccole ad esempio), un 5.7 OW (5b sulla carta) può risultare al limite del possibile anche per uno che fa l’8a a vista da noi (visto in diretta) se ad esempio hai il ginocchio che non entra nella fessura perché troppo grosso
Quindi in definitiva il grado ti da un’indicazione ma al contrario di qua non conta proprio nulla…
Per approcciarci a questo strano mondo prima di partire per il nostro obbiettivo principale, la Salathé, abbiamo passato i primi giorni a scalare nelle tante falesie che che ci sono in valle tra cui, forse la più bella e didattica, cookie cliff.
Dopo aver più o men capito come funzionavano le fessure di mano e di dita ci siamo finalmente lanciati su una via di più tiri. Abbiamo scelto la famosa Serenity Crack con la prosecuzione di Son of Yesterday, una spettacolare via di fessura di 8 tiri definita come la più bella via di 5.10 della valle. Uno spettacolo! Un ottimo modo (consigliatissima) di ingranare con le vie in valle.
Dopo Serenity Crack l’idea (che inoltre consiglio vivamente) era quella di andare a salire un’altra via, tipo Rostrum o Astroman, per provare ad innalzare le difficoltà e cominciare ad ingaggiarci ma le previsioni meteo non erano favorevolissime, davano un paio di giorni di brutto tempo. Decidiamo quindi di passare una mattinata intera a combattere con Generator Crack, una fessura OW di 5.10 che ci ha impegnato non poco con scarsi risultati. “Solo” un 5.10 ma veramente difficile da capire. Generator Crack è un ottima via per capire le estreme difficoltà che incontrerete sulle offwidth della Salathé. Si riesce a salire da secondi mettendo comodamente la corda dall’alto e ha varie misure di incastro per cominciare a capire (noi abbiamo capito gran poco) come salire una fessura fuori misura.
Dopo le bestemmie su Generator Crack abbiamo deciso che era il momento di tentare con la Salathé e abbiamo cominciato la preparazione per la nostra prima Big Wall
In attesa del brutto tempo abbiam passato la giornata a capire come ingranare con paranchi e manovre per tirare su i sacconi, per muoverci più velocemente possibile in tre persone e siamo andati a far la spesa. La spesa l’abbiam calcolata per 3 persone per 3 giorni: 32 litri d’acqua, pasti liofilizzati per 3 cene e 3 colazioni e barrette per il giorno (ne abbiam calcolate 4 a testa al giorno)
Una volta organizzati i sacconi e fatto passare un giorno di brutto tempo siam partiti per la via.
Noi abbiamo deciso di salire per le corde fisse che ci sono in parete (5 tiri di 40/50 metri) fino alla Heart Ledge dove abbiamo lasciato un saccone con acqua, cibo e matriele non necessario per la scalata del primo giorno. Siamo quindi scesi, abbiamo passato la notte in campeggio e poi il giorno dopo abbiamo attaccato quasi completamente scarichi la Freeblast (i primi 10 tiri della Salathé) fino al nostro saccone dove abbiamo passato la nostra prima notte in parete.
E finalmente il 22 Ottobre abbiamo attaccato la Salathé.
Il nostro piano di battaglia è stato quello dividerci la via in tre tiri a testa alternandoci sulle posizioni e sui compiti da svolgere.
Spiego meglio la nostra tattica (ce ne saranno di mille altre migliori ma a noi tre questa ha funzionato): il primo saliva scalando con una corda dinamica legata in vita e una corda statica, bloccava in sosta la statica e sui tiri duri anche la dinamica. Il secondo faceva sicura al primo sulla corda dinamica, poi, se il tiro era facile saliva scalando mentre il primo lo recuperava, se invece il tiro era duro il secondo saliva con le jumar lungo la dinamica ripulendo il tiro dalle protezioni. Il terzo invece gestiva i sacconi (primo giorno super leggero, giorni successivi da super pesante ad abbastanza pesante a seconda dell’acqua e del cibo che consumavamo via via che salivamo) risalendo la statica e recuperando poi i sacconi.
Così facendo davamo tempo al primo di recuperare energie e al terzo (quello dei sacconi) di metterci il tempo necessario per non morire di fatica recuperando 50kg di roba (ok paranchi e paranchetti ma vi assicuro che si bestemmia parecchio)
Il primo giorno è filato tutto liscio, abbiamo ingranato bene con le manovre e siamo arrivati alle ultime luci del sole al nostro bivacco 5 stelle sulla Heart Ledge.
Il secondo giorno è stato già più impegnativo, è quello sicuramente più duro a livello di obbligatorio di scalata e quello forse più psycho per via delle protezioni. Il secondo giorno infatti è quello delle Offwidth. Hollow Flake, 5.7 Chimney, The Ear… nomi che mi mettono ancora i brividi. Sono tre tiri uno più duro dell’altro dove la tecnica di OW (che noi non abbiamo propriamente compreso bene) e la testa per andar lunghi sono più che fondamentali. Sono i tiri su cui abbiamo patito di più su tutta la via. Consiglio vivamente di passar più tempo a studiarsi bene la tecnica e salire altre vie di Offwidth prima di fare il nostro errore e lanciarsi direttamente sulla Salathé. Dico errore perchè noi ok che siam riusciti a salire ma siam riusciti senza un minimo di margine, un po al limite delle nostre capacità… ci siam resi conte che fare l’8a qua non serve proprio a un cazz…
Con qualche bestemmia e un tiro affrontato con le frontati però siam riusciti ad arrivare fino al famosissimo Cap Spire. Qui abbiam deciso di non bivaccare ma di farlo sulla cengia appena sotto chimata The Alcove. (si sta decisamente più comodi)
Il terzo giorno è stato durissimo per via del male alle mani (vi consiglio vivamente si fare qualsiasi manovra dal primo all’ultimo tiro con i guanti da lavoro), della complessità dei tiri (noi siamo stati costretti a fare tanto artificiale) e del gran caldo che è improvvisamente arrivato in parete. Un caldo insopportabile che ci ha costretti allo stop per un paio d’ore all’ombra e che ci ha causato un consumo spropositato di acqua.
Tra caldo, stop forzato di un paio d’ore, artificiale e tutto siamo arrivati alla famosa “Salathé Headwall” al buio più totale. Finalmente al fresco e con l’aiuto dele frontali in competo artificiale siamo arrivati a mezzanotte all’ultimo bivacco, la “Long Ledge”, con l’ultimo litro d’acqua (1 litro in 3)
La “Long Ledge” la guide lo definisce un bivacco 5 stelle per tre persone. Effettivamente è un bivacco meraviglioso su una cengia di 60cm di larghezza, piatta a strapiombo sull’intera parete (ti cade qualcosa dalla cengia arriva alla base senza mai toccare la parete), lunga quanto basta per stare distesi in tre persone. Il problema è stato che prima di noi sono arrivati una cordata di tre Spagnoli… risultato: bivacco scomodissimo con incubi, pietre sulla schiena e braccia e gambe anchilosate.



































